╔═══════════════════════════════════════════════════════════════════════════════════╗ ║ LA DOMENICA DEL CORRIERE ║ Anno 1 - N. 3 ║ Sousse, 03 maggio 2026 - Cent. 10 ║ Supplem. illustrato del "Corriere della Era║ ╚═══════════════════════════════════════════════════════════════════════════════════╝

domenica 26 aprile 2026

Quando l'Italia ha smesso di sognare Dalla chiusura de "La Domenica del Corriere" al ribaltamento geopolitico: cronaca di un declino annunciato di Marco P. Monguzzi

 di  Marco P. Monguzzi

Prologo

L'aria che respiriamo

Mattina mite, ma impregnata di un lezzo plastificato che satura l'aria. Che un milanese critichi la qualità dell'aria può sembrare un paradosso, eppure ormai è chiaro: anche l'ossigeno che respiriamo ha un tacito valore economico.

Dimenticate ogni modello di rispetto o di quiete. Anche la domenica, in questi cantieri perenni dove la crisi immobiliare è fin troppo evidente, i martelli iniziano a battere ben prima dell'alba. Il ritmo quotidiano sembra scattare con la prima preghiera, verso le quattro del mattino, accompagnata dai fumi di plastica bruciata. Finito il rituale, esplodono il frastuono e gli schiamazzi.

E il mare? Potrebbe sembrare una critica spietata, ma è pura realtà: un'acqua deturpata, costellata di plastiche e oggetti di dubbia natura che galleggiano in superficie. Strade e vicoli non fanno che riflettere questa stessa, cruda evidenza. Questo è l'attuale "modello urbano di fiducia culturale". Un preambolo necessario per capire con che spirito si apre la giornata.

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ILa fine di un'era (e l'inizio del rumore)

La Domenica del Corriere non era solo un settimanale. Per novant'anni (1899-1989) è stata la finestra sul mondo di intere generazioni. Le sue tavole a colori illustravano imprese, scoperte, conflitti, esplorazioni. Raccontava la realtà con il rispetto della curiosità intelligente.

La sua chiusura, nel 1989, non ha segnato solo la fine di una testata. Ha sancito il tramonto di un modo di raccontare il mondo: quello che educava intrattenendo, sostituito progressivamente da un modello che intrattiene banalizzando. L'imprinting è rimasto, ma si è trasformato. Oggi viviamo nella società del gossip, dell'emozione effimera, della cronaca che divora la sostanza.

Avremmo fatto volentieri a meno del teatrino mediatico su un menu di fast food, ma l'attentato a Trump ha fagocitato le prime pagine. L'eco è globale. Persino la stampa a lui più ostile si è avventata sulla notizia, cercando di capitalizzare l'emozione del pubblico. In un ecosistema in cui la cronaca sfuma costantemente nel pettegolezzo, l'ansia di parlarne a ogni costo domina la scena.

Considerando che la reale capacità di penetrazione dei media tradizionali è in caduta libera, quale vetrina migliore se non i grandi galà giornalistici, dove l'emozione si metabolizza in condivisione? L'impatto di cassa è assicurato. Ma mentre ci si perde nel chiacchiericcio, passa in secondo piano la vera, innegabile realtà dei fatti: le prime analisi delle commissioni di vigilanza e i report istituzionali disponibili evidenziano criticità nei protocolli di sicurezza[1]. Il rumore copre il silenzio delle domande scomode.

E mentre l'attenzione pubblica si disperde, il vero indicatore del declino non si trova nelle prime pagine, ma nelle catene di produzione.

IIIl termometro industriale

Meglio guardare ad altri gossip, se proprio dobbiamo parlare di tendenza. Quello del mondo automotive è senz'altro uno dei più diffusi, ma nasconde verità strutturali. Il panorama manifatturiero italiano ed europeo mostra segnali di affaticamento nella riconversione verso la mobilità elettrica e l'automazione industriale. Diversi colossi storici faticano a chiudere il gap tecnologico, inciampando tra inerzia organizzativa, filiere frammentate e una visione strategica spesso corta.

Parliamo di auto, però. E parliamo di valore. Ne è un esempio rappresentativo la joint venture SAIC-Volkswagen, che sta immettendo sul mercato globale modelli di nuova generazione con specifiche tecniche rappresentative del segmento premium: batterie intorno ai 65 kWh, autonomia elettrica di circa 400 km e totale vicina ai 1.000 km grazie al range extender, potenze fino a 500 cv e prezzi di listino che si attestano intorno ai 40.000 euroDati indicativi basati su benchmark di settore e specifiche medie della gamma elettrica SAIC-VW; per dettagli tecnici ufficiali si rimandano i comunicati OEM.. Un pacchetto che integra artigianalità tedesca e catena del valore cinese in un unico ecosistema.

Da pochi giorni ha aperto i battenti il Salone Internazionale dell'Automobile di Pechino 2026. Si svolge simultaneamente in due sedi, il Capital International Exhibition & Convention Center e il China International Exhibition Center (Shunyi Hall). Secondo le proiezioni organizzative ufficiali, la manifestazione coprirà circa 380.000 metri quadratiSuperficie totale complessiva secondo comunicati Auto China 2026; la superficie netta espositiva è inferiore e in linea con le edizioni precedenti..

Facciamo un salto indietro. Al Lingotto di Torino, tra il 1989 e il 2000, il Salone occupava circa 90.000 metri quadrati.

Ora i numeri parlano da soli: 380.000 contro 90.000. Non è una semplice questione di scala. È la fotografia di un ribaltamento geopolitico. Mentre l'Europa celebrava la propria storia, l'Asia stava ingegnerizzando il futuro.

La customizzazione spinta, l'integrazione software-hardware, la velocità di esecuzione: sono diventati i nuovi standard, e noi li osserviamo da spettatori.

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IIILa svalutazione del sogno (e dell'euro)

Come dire: è caduta anche la dignità dell'inchiostro e del pennello del designer, insieme ai sogni che quel pennello tracciava. Mezzo secolo di aspettative ridotto a cronaca di speranze svendute, in nome di una superiorità industriale ormai solo retorica.

C'è un'altra ragione, più fredda, per misurare quanto l'euro si sia svalutato in questo ritardo strutturale: 40.000 euro oggi non sono i 40.000 euro di trent'anni fa. Ma soprattutto, spendere quella cifra per un veicolo a trazione sino-europea rappresenta una resa culturale prima ancora che economica.

Quelle specifiche non descrivono solo un'auto. Descrivono un nuovo paradigma: lunghezza oltre i 5 metri, architettura elettrica modulare, software definito in-house, produzione scalabile. Prezzo: circa 40.000 euro.

Cosa offriremmo noi, oggi, a quella cifra? Un marchio glorioso ma svuotato, una tecnologia che inseguiamo da anni senza raggiungerla, un design che fatica a tradursi in vantaggio competitivo. L'euro non ha perso solo potere d'acquisto: ha perso la capacità di generare valore aggiunto reale e sovranità tecnologica. 

IVL'intelligence perduta

Mentre i media dibattono sul gossip del giorno e le prime pagine urlano titoli sensazionalistici, passa inosservato il vero nodo strutturale: la difficoltà sistemica nella lettura strategica. Che si parli di sicurezza nazionale o di pianificazione industriale, i report ufficiali e le audizioni parlamentari convergono su un quadro simile.

L'Italia e l'Europa hanno faticato a decifrare i segnali:

  • Hanno sottostimato la velocità della rivoluzione digitale e dell'intelligenza artificiale applicata
  • Non hanno anticipato la portata dell'integrazione verticale cinese nelle filiere critiche
  • Hanno trattato la ricerca come un costo da tagliare, non come un asset da capitalizzare
  • Hanno privilegiato la rendita di breve periodo sulla visione di lungo respiro

È lo stesso meccanismo che ha accompagnato la chiusura de La Domenica del Corriere: l'incapacità di adattarsi, di evolversi, di comprendere che il mondo stava cambiando sotto i nostri occhi. Quando la narrazione emotiva sostituisce l'analisi strutturale, il declino diventa invisibile finché non è irreversibile.

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EpilogoUna domenica qualunque

Torniamo alla nostra mattina. L'aria è sempre quella, impregnata di plastica bruciata. I martelli continuano a battere. Il mare porta a riva sempre più relitti.

Ma ora sappiamo che non è solo inquinamento ambientale. È inquinamento culturale, industriale, economico. È il risultato di decenni di scelte miopi, di visioni accorciate, di sogni abbandonati per inseguire rendite apparenti.

La Domenica del Corriere chiudeva nel 1989, lo stesso anno in cui il Salone di Torino iniziava il suo inesorabile declino. Coincidenze? Forse. Ma più probabilmente sintomi della stessa malattia: l'incapacità di guardare al futuro con coraggio e intelligenza.

Oggi, mentre scorriamo le notizie sui nostri schermi, mentre ci perdiamo nel gossip globale, mentre acquistiamo tecnologia straniera credendo di fare un affare, dovremmo chiederci: cosa stiamo lasciando alle prossime generazioni?

Quali tavole a colori illustreranno il nostro tempo? Quali sogni stiamo ancora disegnando?

O forse, più semplicemente, abbiamo smesso di sognare. E questa è la vera domenica del corriere: quella in cui ci siamo accorti che il giornale era finito, ma nessuno si era accorto che, insieme a lui, si era spenta anche la capacità di raccontare il mondo.


Note e precisazioni
[1] Riferimento a report e audizioni parlamentari disponibili pubblicamente; le indagini su specifici eventi di cronaca sono in corso.
[2] Dati tecnici rappresentativi di segmento basati su benchmark OEM e comunicati stampa; per specifiche ufficiali si rimandano i canali manufacturer.
[3] Dati fieristici Auto China 2026: superficie totale complessiva secondo comunicati organizzativi.

Nota editoriale per la pubblicazione
I dati tecnici, fieristici e storici sono stati verificati alle ultime fonti ufficiali e report istituzionali disponibili alla data di stesura. I riferimenti a joint venture e modelli di settore sono utilizzati a fini esemplificativi e rappresentano benchmark di categoria; non costituiscono valutazione di merito su specifici brand né descrizione di prodotti commercializzati.

Il presente testo è un'analisi di commento e rispetta i principi di accuratezza, pertinenza e distinzione tra fatto e opinione . Le interpretazioni e le valutazioni espresse sono attribuibili esclusivamente all'autore.

di  Marco P. Monguzzi

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